Teatro Cortile di Palazzo Farnese
Una Macchina Scenica | 2015

Tesi di laurea Architettura Magistrale
Project: Arch. Mario Frusca, Arch. Filippo Corbellini 
Relatore: Arch. Marcello Spigaroli
Correlatore: Ing. Manuel Quagliaroli
3D Visualization, Foto: Mario Frusca

Durante il periodo rinascimentale il teatro era all’aperto, nei cortili, nelle sale dei palazzi signorili, finito lo spettacolo tutto l’apparato veniva smontato al massimo utilizzato per altre circostanze, senza mai assumere carattere di stabilità.

Dunque il tema: una macchina scenica per il teatro/cortile di Palazzo Farnese, un’architettura plurivalente in grado di assumere diverse identità, di interpretare gli spazi non soltanto come qualità della realtà fisica quanto piuttosto come una struttura dell’esperienza, considerando anche la vita cittadina come spettacolo. Il progetto prosegue l’opera incompiuta del Vignola relazionandosi con i fronti scena del Palazzo ma al tempo stesso integra l’ala protofarnesiana e le sue mura medievali in una successione di spazi dove tutti i prospetti sono scenografie e i cortili diventano architetture teatrali.

L’intervento all’interno del cortile di Palazzo Farnese è il completamento di uno spazio di particolare
significato. L’idea di realizzare una macchina scenica all’interno del cortile di Palazzo Farnese nasce
anzitutto dalla necessità di dare alla città di Piacenza la sua più grande corte mai terminata.
Nell’area di progetto sono racchiusi tre periodi storici rilevanti per la città di Piacenza.
L’innesto, elemento di completamento, deve unire le preesistenze reinterpretando il luogo. Vignola
all’interno del cortile aveva inteso creare, con il teatro “all’antica”, un apparato permanente del quale le ritmiche travate, i porticati e i diversi ordini costituissero la scenografia. Il cortile farnesiano è, di fatto, anche questo: una piazza chiusa, porticata e strutturata per la rappresentazione.
Il proposito di realizzare un sistema scenico che al tempo stesso sia museo ed elemento ordinatore
di un insieme di spazi di relazione ha anzitutto l’intento di restituire al teatro il significato assunto dal tardo Cinquecento e mai perduto: essere metafora della città stessa.
L’architettura non si fa per sè, ma per la comunità, l’architettura è un gesto pubblico legato alla polis, alla città nel suo complesso ed è a questo che il nostro progetto vuole ambire per essere socialmente utile.
L’invaso del cortile, rimasto alla quota appartenente alla corte della fortezza viscontea, è uno degli
elementi incompiuti del palazzo. Entrando dall’ingresso principale, sul lato destro si apre la facciata
interna armonicamente articolata: le linee di costruzione orizzontali e verticali descrivono riquadri modulari; la travata ritmica struttura le sequenze degli ordini conferendo alla facciata il valore di frontescena.
L’architettura è emozione poetica, l’armonia che troviamo in questi spazi crea stupore e può essere
definita tale perchè è in grado di regalare sensazioni e comunicare con la società.

La cavea ellittica viene riproposta articolandola su due livelli, uno fisso e uno mobile, adattabile a
diverse configurazioni. L’accesso avviene mediante due scalinate laterali asimmetriche ancorate a setti centrali portanti.
Di fronte alla cavea si trova la scena, la quale può assumere anche configurazione
di contro-platea – a seconda del tipo di rappresentazione. La sua area è delimitata da un rettangolo
antistante la cavea. I due ingressi da sud e da nord e i percorsi interni permettono di arrivare ad
ogni punto del sistema.
Nell’ingresso da piazza Cittadella possiamo raggiungere il teatro percorrendo il portico del palazzo, o direttamente dall’adiacente piazza rialzata.
L’accesso al museo avviene mediante due scale ai lati della cavea o direttamente dal museo nei
sotterranei del Palazzo. La macchina scenica si propone come una sorta di “teatro totale”, per la
prosa, la musica vocale e strumentale, la danza, il mimo e per qualsiasi evento di carattere pubblico.
In aderenza ai loggiati dell’ala protofarnesiana, inoltre, può ricavarsi uno spazio per proiezioni e piccoli concerti. Il luogo è potenzialmente adatto a qualsiasi forma di manifestazione culturale, compresa la superficie lungo il porticato, utilizzabile come spazio espositivo.
Le scale non sono solo elemento chiave di distribuzione spaziale del progetto ma assumono tra loro
una declinazione architettonica; dove la cavea non può essere completata, ripropongono il tema del
non finito attraverso la loro forma differente.

Dare continuità all’Architettura è un gesto per non renderla una sola traccia del passato.